mercoledì, marzo 21, 2007

François Bayrou - Zenith - 21 Marzo


Una serata gelida nonostante oggi ufficialmente cominci la primavera. Arrivo alle 19 allo Zenith. Il meeting non è ancora cominciato ma non è più possibile entrare nella struttura che contiene 5830 posti a sedere. Non so, in realtà, se sono così tante le persone all'interno ma il risultato non cambia: insieme a tanti altri sostenitori di Bayrou sono costretto a restare all'esterno e partecipare attraverso un maxischermo. La mia visione è quindi relativa solo alle strategie enunciative della regia del meeting ma questo non impedisce di fare diverse osservazioni.
La serata comincia con un filmato che riprende i momenti più importanti della campagna di Bayrou e la sua dichiarazione di candidatura. Il filmato riprende il candidato sempre in mezzo alla gente comune e lo vediamo vestire i panni di primus inter pares e cimentarsi in ogni tipo di lavoro che gli viene proposto (mi ricordava il Berlusconi operaio anche se è diversa la natura del leader). La voce off del candidato accompagna le immagini con effetto didascalico. La strategia da “outsider” di Bayrou è chiara già dalla visione di questo video: il discorso tende a costruire un “noi” che non è oppositivo verso i rivali (anche se non mancherà nel discorso di polemizzare con entrambi i candidati favoriti) ma è in prospettiva al congiungimento con un oggetto di valore già forte e figurativizzato che è: la Francia e il popolo francese. Il richiamo alla Francia, al popolo – con forti venature di populismo - è sempre presente, anche durante il discorso viene riproposta spesso la nazione come punto di riferimento e i suoi valori fondamentali, libertè, egalitè et fraternitè come valori perduti da riconquistare grazie alla sua candidatura. Dopo la proiezione del video, Bayrou entra in sala da dietro il pubblico prendendosi abbracci e strette di mano dai suoi fans durante il lungo percorso verso il palco centrale. Una menzione alla colonna sonora: “Don't let me misunderstood” (per il video qui) e vi lascio canticchiare e ragionare sull'effetto di senso che produce in un meeting politico. L'ascesa del candidato al palco dura circa 20 minuti non mancano scene di vero giubilo ed estremo entusiasmo: gente che salta e sventola le t-shirt, mani in alto verso il pubblico dopo aver “toccato” François e giovani ragazze che si dimenano esibendo la t-shirt della campagna che porta la scritta “Sexicentrisme”. Sul palco ad attendere Bayrou un folto gruppo di “jeunesse” che si installano sulla destra e la sinistra del candidato, a proteggerne la sua performance e interropendolo spesso con il coro “Bayrou presidente”.
In generale, non mi aspettavo una tale partecipazione patemica verso François Bayrou, nonostante il suo consenso cresca regolarmente tra i francesi. La natura moderata sia del candidato che del partito non mi suggeriva un tale entusiasmo popolare, in realtà erano presenti tantissimi giovani che portavano con fierezza i simboli della campagna del candidato dai toni arancioni. Nel complesso l'identità politica di Bayrou è completamente realizzata e sanzionata dal fare strategico che accompagna la sua campagna. Il discorso teso alla costruzione di un “noi” non sarebbe così forte senza una leadership legittimata e modalizzata di un “saper” e “poter” fare come quella di Bayrou. La scelte enunciative, quelle estetiche e discorsive sono coerenti con la posizione di terzo incomodo e la collocazione politica esclusiva del candidato, per questo, fino ad oggi, assolutamente efficaci.
Spero di tornare presto ad osservare dei testi di questo candidato per approfondirne diversi aspetti, qui accennati solamente.

Nessun commento:

Posta un commento