giovedì, maggio 03, 2007

Le Grand Débat

Le grandi riunioni pubbliche di Bercy per Sarkozy e di Charlety per Ségolène avevano raccolto intorno ai leader il popolo dei decisi, erano serviti a contarsi e stabilire la forza del proprio campo e servivano a sondare l'entusiasmo ad una settimana dal voto. Il “grand debat” giornalisticamente e narrativamente indicato come la “prova qualificante” che permette di ricevere la “sanzione” del voto è l'ultima possibilità di convincere il resto della popolazione. In questo senso è sottolineata l'importanza dell'appuntamento, sia ad un livello storico soprattutto quando non c'era un favorito alla vittoria finale, che come evento mediatico, 3 francesi su 4 attaccati alla tv, uno share del 72% record per un dibattito politico da quando la prima volta si confrontarono Mitterand e Giscard D'Estaing.
Sin dalle prime battute la differenza con il dibattito all'italiana dell'anno scorso è lampante. Ci sono delle regole strette sui temi e sui tempi di parola ma la forma del dibattito non è così rigida come la sfida Prodi-Berlusconi, i soggetti che si contendono non guardano direttamente in camera ma il confronto è tra di loro, faccia a faccia, quasi ad escludere lo spettatore dalla scena. In questa maniera i candidati hanno la possibilità di far risaltare le loro differenze e le loro contrarie visioni della nazione. Il posizionamento di partenza dovrebbe favorire Ségo che ha giocato molto, negli ultimi tempi, sulla differenziazione con l'avversario con la sua proposta di “riformare senza brutalità”. Tutto ci si aspetterebbe, quindi, tranne che l'inversione dei ruoli giocati fino ad ora e che ci eravamo abituati a vedere rappresentati.
Ségolène è parsa subito aggressiva, Sarko dichiarandosi concentrato si sforza dalla prima questione a sembrare calmo, pacato. Anche nei modi, durante tutto il dibattito, il candidato esprime una cortesia e una disponibilità verso l'avversario ammirevole che segna profondamente la sua strategia complessiva. Sarko ha deciso e ha recitato un copione ben strutturato al fine di scrollarsi di dosso l'appellativo di “flic” un po' "sborone" che usa la forza per imporre le proprie idee. No, Sarko è ordinato, preciso, regola, mette le cose al suo posto, gesticola molto per essere maggiormente efficace. Anche il fatto di guardare spesso verso i giornalisti, da tutti interpretato come segno di debolezza, per me è, invece, tentativo di aumentare la propria credibilità. Nella scena, non essendoci quasi mai interpellazione diretta dello spettatore per esempio attraverso lo sguardo in macchina, le uniche marche dell'enunciazione nelle quali lo spettatore può ritrovarsi inscritto all'interno della scena sono le figure degli intervistatori. Per questo lo sguardo verso i due è richiesta di sanzione positiva del suo discorso.
Durante l'evolversi del dibattito è lui stesso a dichiararsi non solo uomo d'azione, ma il presidente che aggiusta le cose che non funzionano contro l'idea di presidente della cose che funzionano evocato da Ségo. In questo frangente si delineano le due modalità di soggetti che si confrontano: uno che “è”, esiste e chiede un movimento dell'elettore di adesione verso il proprio mondo; dall'altro un soggetto che “fa”, agisce mettendosi sullo stesso piano dell'elettorato. Anche sui temi che esprimono una debolezza per il candidato dell'ump, questo riesce a imporre il suo metodo e i suoi temi, tranne che sulle questioni sociali dove Ségo è, evidentemente, avvantaggiata. La socialista, infatti, risulta essere maggiormente efficace proprio su questi temi, esprimendo pienamente la sua visione di Francia materna che accoglie, unisce, cura e dona una speranza a chi è più debole. Allo stesso tempo la scelta di porsi in maniera, un po' manichea, combattiva e sferzante è sì un tentativo di fondare la propria credibilità e competenza per governare il paese, riuscendoci in parte; ma non fa altro che favorire la posizione di Sarko che, già da solo, si era messo sulla difensiva, aiutandolo a farlo sembrare la “vittima”.
In realtà, a mio avviso, la candidata avrebbe dovuto giocare molto di più sull'aspetto emozionale e patemico delle sue proposte, che sono rimaste a metà tra un livello di confusione generale e poco ancorate alla vita di tutti i giorni e ad una visione futura; tranne che nei pochi casi in cui si è parlato di giustizia sociale. In realtà, quello che sembra venire fuori dall'aggressività di Ségo, a mio parere, è una difficoltà nel trovare la chiave e la frase ad effetto che cambia il corso del dibattito. La parte ritenuta da tutti centrale è quando lei va in “collera” e Sarko le ribatte che “il presidente deve saper mantenere la calma”. Anche qui, il risultato maggiore ottenuto per la candidata socialista è nel convincere il proprio campo, in un certo senso, come molti hanno commentato dimostrando di riuscire a tenere testa a Sarkozy e di essere capace di fare il Presidente della repubblica. Tutto può essere assolutamente autoreferenziale e non efficace verso l'elettore indeciso, bisognoso, forse, di aderire ad un progetto e non di valutare le competenze.
La chiusura finale, con l'appello ai cittadini ricalca l'andamento del dibattito. Sarko si mostra pacato, anche se non si rivolge direttamente agli elettori e rinsalda la sua figura di uomo d'azione, mentre dall'altro lato, Ségo rivolgendosi agli indecisi declina i contenuti della sua “France presidente” visione femminilizzata di nazione basata sui valori di generosità e altruismo.
Due visioni che, non si sono, in definitiva, distanziate tanto quanto ci si poteva aspettare, e a parer mio in realtà non sono per niente troppo distanti. Concordando con chi esprime riserve sulla reale influenza in termini di voti del dibattito televisivo, anche io non sono qui a decretare vincenti e perdenti; entrambi si sono dimostrati preparati a svolgere la funzione della più alta carica dello stato; entrambi hanno strategicamente e comunicativamente svolto il loro programma d'azione; entrambi possono sentirsi soddisfatti così come lo sono i loro elettori. Dall'alto, però, della mia posizione di osservatore, non implicato in nessuna logica di adesione, ritengo la performance di Sarkozy più consona ed efficace nel contesto generale di questa campagna elettorale.

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