A breve verrà pubblicato su un numero monografico di E/C rivista ufficiale dell'Aiss, un articolo sul rapporto tra curva e i propri abitanti: gli ultras. Qui di seguito un breve abstract introduttivo. Invece, qui, potete scaricare l'intero intervento.
La curva, non è soltanto il settore di uno stadio ma un non luogo o se vogliamo una zona franca in cui gli ultras di tutte le città si ritrovano per dare sfogo alla passione che li accomuna nei confronti dei propri colori e della propria maglia. Tutti questi ragazzi vedono nella curva uno spazio proprio, “vissuto” come amico, o meglio come qualcosa che appartiene, e quindi un territorio da difendere dai nemici e/o in cui accogliere alleati e amici.
Il tentativo, che si sta dimostrando fallimentare e con gravi conseguenze dal punto di vista dell’affluenza, di stabilire a priori le modalità d’utilizzo degli stadi, attraverso la numerazione e l’utilizzo dei biglietti nominali, l’entrate con i tornelli e le barriere antipanico, sta portando il sistema nel caos. Si ritiene che cambiando ed obbligando gli spettatori a determinati utilizzi degli spazi dello stadio, si eliminerebbe la possibilità d’evasione. Queste norme ignorano le soggettività che, inscrivendosi, all’interno di questi spazi li risemantizzano e li vivono apponendogli i propri valori. La chimera di stadi più comodi e sicuri, all’inglese, che isolerebbe le frange violente sottovaluta la capacità dei soggetti di riprodurre le proprie pratiche anche in situazioni di spazi, aprioristicamente, regolamentati.
L’analisi semiotica degli spazi e del loro rapporto con i soggetti ci aiuterà a rilevare, quindi, la maniera nella quale la presenza e l’azione dei corpi nello spazio sono, in realtà, in una relazione di trasformazione e traduzione reciproca.
Il tentativo, che si sta dimostrando fallimentare e con gravi conseguenze dal punto di vista dell’affluenza, di stabilire a priori le modalità d’utilizzo degli stadi, attraverso la numerazione e l’utilizzo dei biglietti nominali, l’entrate con i tornelli e le barriere antipanico, sta portando il sistema nel caos. Si ritiene che cambiando ed obbligando gli spettatori a determinati utilizzi degli spazi dello stadio, si eliminerebbe la possibilità d’evasione. Queste norme ignorano le soggettività che, inscrivendosi, all’interno di questi spazi li risemantizzano e li vivono apponendogli i propri valori. La chimera di stadi più comodi e sicuri, all’inglese, che isolerebbe le frange violente sottovaluta la capacità dei soggetti di riprodurre le proprie pratiche anche in situazioni di spazi, aprioristicamente, regolamentati.
L’analisi semiotica degli spazi e del loro rapporto con i soggetti ci aiuterà a rilevare, quindi, la maniera nella quale la presenza e l’azione dei corpi nello spazio sono, in realtà, in una relazione di trasformazione e traduzione reciproca.
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