Il maggiore partito d'opposizione è rappresentato nel film con tutti i suoi tic: le beghe interne, la paura della vittoria, l'incuria estetica, la leadership debole. La soluzione immaginata dall'autore è paradossale: un pazzo, appena dimesso dal manicomio, prende il posto del leader e, senza dire niente di sensato, ma con una fulgida e sognante lucidità e un fare empatico innato, riesce nell'impresa di portare il partito al 66% dei consensi. Ci riesce, nella fantasia dell'autore, preoccupandosi poco di equilibri e sondaggi interni, modulando coerentemente, nella sua follia, il paraverbale con il verbale, la paura alla speranza, la sfida alla consapevolezza. Lo fa non preoccupandosi del consenso, delle alleanze con il centro moderato e dall'ansia di rispondere sempre all'avversario, bypassa la scena mediatica e la utilizza a proprio favore, vince le paure con la passione, la voglia, la spontaneità. Alcuni passaggi sono estremamente evocativi: "l'unico consenso è con la coscienza della gente", dichiara il protagonista ad un giornalista che gli chiede delle inevitabili alleanze. Il titolone della Repubblica riporterà la frase: "Mai stato così chiaro". Un film da vedere assolutamente prima delle prossime elezioni per "liberare l'Italia dalle sue paure".
venerdì, febbraio 22, 2013
Vive la liberté
Viva la libertà è un film di Roberto Andò, con il solito immenso Toni Servillo. È un film che parla del rapporto tra politica e sogno, con intensità e uguale leggerezza, mettendo in discussione tutti i dogmi della sinistra italiana.
Il maggiore partito d'opposizione è rappresentato nel film con tutti i suoi tic: le beghe interne, la paura della vittoria, l'incuria estetica, la leadership debole. La soluzione immaginata dall'autore è paradossale: un pazzo, appena dimesso dal manicomio, prende il posto del leader e, senza dire niente di sensato, ma con una fulgida e sognante lucidità e un fare empatico innato, riesce nell'impresa di portare il partito al 66% dei consensi. Ci riesce, nella fantasia dell'autore, preoccupandosi poco di equilibri e sondaggi interni, modulando coerentemente, nella sua follia, il paraverbale con il verbale, la paura alla speranza, la sfida alla consapevolezza. Lo fa non preoccupandosi del consenso, delle alleanze con il centro moderato e dall'ansia di rispondere sempre all'avversario, bypassa la scena mediatica e la utilizza a proprio favore, vince le paure con la passione, la voglia, la spontaneità. Alcuni passaggi sono estremamente evocativi: "l'unico consenso è con la coscienza della gente", dichiara il protagonista ad un giornalista che gli chiede delle inevitabili alleanze. Il titolone della Repubblica riporterà la frase: "Mai stato così chiaro". Un film da vedere assolutamente prima delle prossime elezioni per "liberare l'Italia dalle sue paure".
Il maggiore partito d'opposizione è rappresentato nel film con tutti i suoi tic: le beghe interne, la paura della vittoria, l'incuria estetica, la leadership debole. La soluzione immaginata dall'autore è paradossale: un pazzo, appena dimesso dal manicomio, prende il posto del leader e, senza dire niente di sensato, ma con una fulgida e sognante lucidità e un fare empatico innato, riesce nell'impresa di portare il partito al 66% dei consensi. Ci riesce, nella fantasia dell'autore, preoccupandosi poco di equilibri e sondaggi interni, modulando coerentemente, nella sua follia, il paraverbale con il verbale, la paura alla speranza, la sfida alla consapevolezza. Lo fa non preoccupandosi del consenso, delle alleanze con il centro moderato e dall'ansia di rispondere sempre all'avversario, bypassa la scena mediatica e la utilizza a proprio favore, vince le paure con la passione, la voglia, la spontaneità. Alcuni passaggi sono estremamente evocativi: "l'unico consenso è con la coscienza della gente", dichiara il protagonista ad un giornalista che gli chiede delle inevitabili alleanze. Il titolone della Repubblica riporterà la frase: "Mai stato così chiaro". Un film da vedere assolutamente prima delle prossime elezioni per "liberare l'Italia dalle sue paure".
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