giovedì, marzo 29, 2007

La prise de l'elysée - Séguéla vs. Saussez

Vi riporto, commentandole, le 7 chance di Ségolène secondo il pubblicitario Jacques Séguéla trattate in questo libro.

1)Il timing : che naturalmente gioca tutto a favore di Sarko, ha due anni di anticipo sulla candidata socialista. Secondo Séguéla “Sarkozy ha preso l'UMP ma ha dimenticato l'opinione, Ségolène ha preso l'opinione e obligato il PS a divenire parte dell'opinione”. Ciò non toglie, secondo me, che Sarkozy grazie all'anticipo sui tempi resta favorito in questa situazione anche mettendo in conto gli effetti contrari della troppa esposizione
2)La sorpresa : “non si vota oramai più per il prevedibile, ma per la sorpresa”. Come dargli torto. Ma le strategie mediatiche ad oggi non sono più propense ad indicare Bayrou come la sorpresa del momento?...l'effetto sorpresa forse si è esaurito con l'effetto primarie?
3)Il ragionamento : “si vota sui ragionamenti non sulle ubiquità”. Il punto di forza della Royal è che forgia il suo metodo mettendosi all'ascolto, in presa diretta con la sua gente ma d'altra parte se rilancia o contradetta si irrigidisce, cambiando espressione del volto e non lasciando il turno di parola.
4)Una bella storia : “si vota per lo spettacolo non per la banalità. Tutta l'elezione è una drammaturgia”. Quella di Ségolène è una bella storia. Nel 2005 il Ps è traumatizzato soprattutto per la vittoria del “no” al referendum, e in un quadro di criticità esce fuori lei che a metà dicembre su “Le nouvel Observateur” si vede offrire un manifesto gratuitamente. Il suo ritratto appare tramite la rivista su tutti i muri di Francia con un semplice titolo che è tutto un programma : “et si c'était elle...”. Poi sappiamo come è andata a finire.
5)La scelta di un modello di società : “non si vota né per un programma, né per un progetto, ma per un modello di società”. Entrambi hanno chiaramente esposto una propria visione. Sarko la riassunta nell'immagine di una “rupture tranquille”, riprendendo la formula di Mitterand (quindi utilizzando le armi dell'avversario”) di “rupture societale” e Ségo ci parla di “France plus forte e juste”. Ad un livello estetico, Sarkozy ha comunicato un'immagine chiara anche in relazione ad un relazione spaziale di qualcosa che è rotto per essere poi ricostruito; l'idea giusta di una “France plus juste” (scusate il gioco di parole) non colpisce, però, ad un livello sensibile l'elettore ma esprime solamente un'evidenza di contenuti.
6)L'interattività : “si vota per se stessi, non per il proprio candidato”. Secondo Séguèla il candidato più avanzato nella comunicazione interattiva on-line farà la differenza. Ségo su questo segna il passo con il suo modello di “Ségosphere”. Il sito Désir d'avenir come nota l'abile pubblicitario è il primo sito politico al femminile. Chiaro e di semplice accesso anche a livello grafico. Infatti non riesco a capacitarmi del perchè ad un mese dalle elezioni si è scelto invece di cambiarne non tanto i contenuti ma la grafica che era isotopica al ruolo tematico femminile della candidata. In ogni casa, in Francia è stata la prima della sua casta, a comprendere che l'interattività è un modo giusto di comunicazione.
5)La Mitterande : “i francesi amano le storie d'amore ma amano ma anche la loro Storia”. Per Séguéla, la Royal è Mitterand 2 e questo può giocare un ruolo fondamentale nella campagna. Forse per questo Sarkozy continua ad appropriarsi delle sue parole come di quelle di Leon Blum?

La struttura del libro prosegue con l'intervento di Thierry Saussez, esperto di comunicazione politica, che ci argomenta come, invece, è Nicolas Sarkozy ad avere più possibilità di vittoria. Sia per quanto riguarda la costruzione della sua immagine, sia per la debolezza di quella della sua avversaria. Mi trova, per esempio, abbastanza d'accordo l'affermazione che la Royal risulta usurata, paradossalmente, dai successi che ha ottenuto nella fase di pre-campagna. Ha, infatti, prima allargato la base elettorale e adesso sta assemblando il suo campo, quando dovrebbe accadere, a seconda dell'esperto, il contrario. Oltretutto ci spiega che Ségolène non si è solamente inspirata a Sarkozy per le tematiche politiche ma anche per quello che concerne lo stile: che è quello della cultura dei risultati che si impone all'azione pubblica. E su questo Sarkozy ha un netto vantaggio. La sua figura di uomo d'azione, però, manca di vicinanza, di prossimità e di umanità. Deve riuscire in qualche maniera, in questo periodo di campagna, a provare a conquistarla. Saussez propone così un modello di presidente rappresentato da Ségolène che è perdente e che chiama “Segolenet”, mediatrice delle emozioni pubbliche, animatrice di dibattiti, ma senza rimedi reali per risolvere i problemi della popolazione.
Da questi due interventi è facile constatare come entrambi abbiano la loro fondatezza e profondità nelle valutazioni. Il punto che li accomuna è che le elezioni presidenziali si giocano tutte sulla figura del candidato e non sulle sue promesse politiche. Questa figura è un'immagine che istituisce, prima di tutto, un regime di fruizione estetico e sensibile con l'elettorato. Questa sua componente sensibile vale la pena di indagare con gli strumenti della sociosemiotica.

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