lunedì, aprile 09, 2007

Nicolas Sarkozy - Eurexpo Lyon - 5 marzo

Il report della mia esperienza al meeting di Nicolas Sarkozy candidato dell'UMP alla presidenza francese sarà suddiviso in due parti : la descrizione dello spazio con le strategie estetiche e stilistiche dell'organizzazione generale dell'evento e le strategie discorsive inerenti alle scelte politiche e comunicative del candidato.
Il meeting si tiene all'Eurexpo di Lyon, mega struttura fieristica alle porte della città. L'interno è caratterizzato da una totale omogeneità. Lo spazio dell'evento è ricavato da una grande sala che, immagino, generalmente sia adibita a contenere stand per eventi fieristici e non manifestazioni, per esempio, come concerti o meeting politici. E' chiaro che l'omogeneità di tale spazio non crea nessun tipo di opposizione (es. continuo/discontinuo) diminuendone le potenzialità di costruzione di senso. La grande sala è organizzata con l'installazione di sedie e diversi maxischermi. La suddivisione interna è regolata, a differenza dello spazio topologico, da una parte transennata dedicata agli eletti del partito inaccessibile al resto del pubblico. In questo caso esiste un'opposizione riassumibile dalla categoria semantica dell'accessibilità nei termini contrari di consentito vs. negato. I maxischermi, prima dell'inizio della convention, presentano il caratteristico sfondo della campagna ufficiale: un tranquillo paesaggio di campagna, con prato verde, cielo azzurro e poche nuvole non minacciose. Nei manifesti ufficiali sullo sfondo si staglia la figura a piano americano del candidato con sulla destra il pay-off della campagna: “Ensemble tout devien possible”. Nel caso analizzato della performance dal vivo, lo sfondo rimane alle spalle del candidato che parla; dal punto di vista degli effetti di senso risulta isotopico con il resto della campagna nonché con la strategia valoriale complessiva. Il paesaggio tranquillo figurativizza, in questo senso, i valori della Francia tradizionale messi a repentaglio dalla globalizzazione e dagli attacchi all'identità nazionale. L'immagine, che riprende chiaramente quella più famosa di Mitterand, è oggettivante e “tranquillizzante” soprattutto in rapporto al carisma e all'etichetta da “duro” indossata da Sarko. Gli effetti, nel complesso, derivanti dall'organizzazione estetica e da quella spaziale danno ragione di un posto non esplicitamente preordinato per questo tipo di eventi, che ad un livello discorsivo è isotopico e coerente con l'insieme delle strategie di campagna (faccio riferimento per esempio anche al sito del candidato).
A differenza del meeting di Bayrou, che si teneva a Parigi, questo è fortemente connotato in senso regionale. Prima che Sarko faccia la sua performance, intervengono brevemente i quadri del partito della regione “Rhone”. Mi sembra affrettato voler concludere che questo incida sulla costruzione identitaria del leader, considerando che un grande evento parigino è raccontato sempre come nazionale, mentre nel contesto lionese è più efficace caratterizzarlo localmente, altri candidati, probabilmente, farebbero lo stesso. In realtà, bisogna sottolineare delle differenze significative: Sarko non entra, come Bayrou, dal pubblico raccogliendo abbracci e strette di mano, non c'è creazione di nessun climax tensivo prima del suo ingresso. Il tutto si svolge linearmente senza nessun elemento che incida sul darsi diacronico dell'evento. Nel caso specifico Sarko entra in sala tenendo per mano la moglie di Chirac venuta a Lyon per sostenere il candidato del partito. Molti sanno che Sarko è inviso a Chirac che anche se, pubblicamente, ha dichiarato il suo sostegno alla candidatura, non riteneva Sarkozy il suo successore naturale, anzi Nicolas ha dovuto, abilmente, crearsi le condizioni per conquistare la propria chance di vittoria interna al partito.
Sorvolo volutamente su questi punti, anche perché saranno occasione di approfondimento in altre occasioni. Voglio soffermarmi ora sul discorso di Sarkozy e sul tipo di relazione che crea con il suo pubblico. Quest'ultimo presenta dei tratti fortemente omogenei e, mentre nel caso di Bayrou vi erano persone che avevano come fine quello di informarsi sul programma, qui si tratta di soggettività già strutturate e aderenti alle idee del candidato e del partito, chiari nelle propriie intenzioni di voto. Da questi presupposti il discorso di Sarkozy è organizzato in maniera tale da rassemblare i propri sostenitori, in primis, attorno a dei valori condivisi. Tale strategia di comunicazione “interna” pone la questione a cosa servono i meeting, anche perché incidono in maniera predominante nel budget di campagna dei candidati alla presidenza. Gli elementi di interesse nel discorso tenuto da Sarkozy in questo frangente, che sono intuitivamente trasferibili alla strategia complessiva di campagna, sono tutti incentrati su un discorso delle “identità”. Che parli di scuola o di politica estera quello che propone non è un cambiamento dello stato di cose, nel senso di proposte fattive accompagnate da dati o statistiche, ma tutto è riportato ad una visione onnicomprensiva e olistica di un'eccellenza dell'essere francese che è univoca ed oggettiva, vive nella storia e nel presente come elemento identitario irrinunciabile. Il discorso di Sarkozy è populista proprio perché mette insieme senza possibilità di discriminare e differenziarsi un essere francese che va da De Gaulle ai padri del socialismo francese. Non è un caso che ogni volta Sarko cominci riferendosi a dei grandi avvenimenti storici risalenti alla rivoluzione francese e alla resistenza francese, valorizzandoli tutti positivamente e legittimando così il proprio discorso sulla nazione, trovandone destinanti e destinatari. La relazione che parte dalla scuola e arriva all'immigrazione e ai problemi legati alla sicurezza, è molto aggressiva e anche se non nomina mai la candidata socialista, Sarko individua il suo nemico in tutto ciò che, nel suo discorso sull'identità, istituisce differenze, fa paragoni, propone politiche differenziate a seconda degli interlocutori. Il nemico di Sarkozy è quello che lui chiama il “pensiero unico dell'elite culturale” che va contro la nazione e produce una degenerazione dei valori della Francia. In questo caso si avvicina molto al registro discorsivo dell'antipolitica, nel senso di critica ad un sistema consolidato e indicato come il male della politica. Non rientra, però, del tutto in questa classificazione (cfr. libro di Campus, Antipolitica al governo) in quanto la parte destruens del discorso viene proferita da una posizione di potere politico: l'Ump esprime ad oggi il Presidente francese e la maggioranza parlamentare. Certamente come la stessa Campus prevede nel suo testo, c'è un discorso dell'antipolitica che governa e detiene il potere, comunque anche in questo caso, l'aspetto è degno di approfondimenti successivi.
In definitiva il candidato, ad oggi, maggiormente favorito secondo i diversi sondaggi ci racconta di un universo di valori, sia positivi che negativi, che sono realizzati nelle figure e nelle misure politiche direttamente evocate. La strategia discorsiva poggia su questo effetto di senso oggettivante per il quale lui stesso è l'unico a poter incarnare i simboli che ha direttamente costruiti sul piano discorsivo e che hanno fatto grande la Francia nel mondo e sono, infine, sanzionati dalla storia. La Francia assume le caratteristiche di un soggetto autonomo e realizzato che vive nei discorsi di Sarkozy. Per raggiungere tale universo di senso ci mette tutta la sua fisicità e le indubbie capacità retoriche. La sua distanza dalla gente, la sua poca empatia verso il pubblico, giudicate negativamente dagli addetti ai lavori, potrebbero essere funzionali, su un piano prettamente sensibile, a rappresentare l'esclusività della sua identità in quanto simbolicamente fondata su quella francese. Il tema, quindi, della “fierezza dell'essere francese” e il discorso sul “nazionalismo” sono centrali nella strategia di Sarkozy come lo sono, finora, in tutta la campagna elettorale.

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